ixoueProdigi


 Infinite sono le testimonianze di guarigioni miracolose avvenute, di tubercolosi guarite, di arti risanati, di suicidi deliberati e per suo intervento non giunti a compimento, di aiuti segreti dati a tutti quelli che in segreto chiedevano.

Si tratta di quei bisogni che affliggono i piccoli nelle piccole faccende quotidiane: la malattia di un figlio, un esame da superare, un lavoro da trovare, il miracolo-insomma- del pane quotidiano, il più straordinario in una città -Napoli- afflitta da sempre dalla povertà e dalla abiezione.

 


Il conforto agli infermi era la cura sua particolare che non interrompeva neppure se c'era pregiudizio della sua salute. Riceveva tutti, per tutti pregava, per tutti soffriva. Non amava le delicatezze del cibo e del vestito, sopportava il freddo e la fame e fu visto camminare nella neve senza calzini ai piedi.

Fu ospite indesiderato nella sua casa, lo tenevano in gran disprezzo perché era per i familiari occasione di fastidio e di guai. Non aveva predetto Gesù ai suoi amici che i nemici dell'uomo sarebbero stati quelli della sua casa? Si avvicinava ai malati più infetti e li carezzava, li baciava e là dove il ribrezzo avrebbe in altri estinto la compassione in lui eccitava la pietà. La prima comunione eucaristica era per lui l'unione mistica con Cristo crocifisso.

La sua pazienza era una virtù eroica; sapeva -per interiore ispirazione- che il male del mondo dilegua nella carità di un cuore paziente. Nell'uomo vedeva Il Figlio di Dio sofferente, preferì oscurare sé stesso perché potesse brillare negli altri quella luce, quantunque tenue, che illumina ogni uomo che viene al mondo ed è la vita di Dio in noi.


Nulla gli fu più caro della Chiesa, non permetteva ad alcuno di compatirlo diffamando la Madre-Chiesa. Proclamava solennemente che Essa è la Madre dei Santi, che solo nella obbedienza alla Chiesa cattolica e al Santo Pontefice possono fiorire le piante del Paradiso e che la santità è una merce che si paga al banco del dolore.

Perciò amò soffrire, e quanto più l'artrosi lo piegava come un annoso fusto tanto più sentiva la gioia dei frutti che egli portava alla Chiesa. Sostenuto su gambe ulcerate e purulenti procedeva, nel cammino lungo i sentieri dell'amore divino, verso un riposo auspicato solo nella tomba. Entrando in Chiesa baciava la mano del povero questuante alla porta del Tempio e a chi, contrito, chiedeva perdono per le offese fatte si rivolgeva pietoso e benigno, l'abbracciava e chiedeva- egli per primo- perdono di averne dato motivo.

Percepiva la presenza, durante la celebrazione eucaristica, della Vergine, dei Santi e degli Angeli custodi degli astanti e il suo cuore si gonfiava di gioia. Egli aveva un cuore grande, traboccante d'amore fino a forzare a cupola- per paramorfosi -l'anatomia delle vertebre toraciche.


La sua benignità soccorreva le anime in bisogno anche da lontano; fu sentito coprire col suo manto nelle angosce notturne malati destinati alle sale chirurgiche, intervenire egli stesso durante operazioni chirurgiche disperate, prescrivere a malati dimessi dalla scienza medica inconsuete e miracolose ricette sotto lo pseudonimo ìlare del dott. Cretinico Sciosciammocca.

La santità non aveva in lui nulla di burbanzoso, la sua austerità di costumi non confliggeva con la sua natura mediterranea perché la sofferenza di un santo non estingue la gioia, la manifesta. La parodia della scienza ufficiale, che usciva sconfitta dalle diagnosi e dalle terapie di Padre Dolindo era occasione per un affidamento del malato alla speranza nell'amore di Dio e della Vergine e suonavano così: rimedio umano: sciroppo di pedate raffreddate, rimedio sovrano: balsamo di unione alla divina volontà con gocce luminose di Ave Maria.

La sua santità fa tremare anche l'Inferno. Come i demoni si sottomettevano a Gesù e pubblicamente dichiaravano che egli era il Figlio di Dio, come Padre Pio da Pietrelcina, nelle sue lotte contro il demonio, riusciva a vincerlo per i meriti delle piaghe di Cristo, allo stesso modo Padre Dolindo, in occasione degli esorcismi che egli praticò, scacciava imperiosamente il demonio dal corpo dei posseduti imprecanti contro di Lui. Si sa che i demoni obbediscono solo a chi opera con il dito di Dio; un giorno, infatti, che un demonio resistente alla pratica esorcistica si faceva beffe di lui Padre Dolindo, afferrata una corda, cominciò a flagellarsi e con la sua penitenza inflisse a quel demonio tale dolore da costringerlo ad abbandonare la sua sventurata vittima.


Veramente la sua opera esegetica è una intera biblioteca, un fondo e in tale fondo l'anima che vi si immerge attinge acqua zampillante, come quella promessa alla Samaritana da Gesù. La valutazione della liturgia della parola, della futura messa vespertina, della caduta del comunismo ad opera di un "nuovo Giovanni polacco", sono solo una piccola antologia delle profezie che testimoniano che Dio era con lui. Queste sono le profezie che riguardano la Chiesa ma il popolo lo venerava per le piccole profezie che riguardavano la loro piccola esistenza quotidiana e per i miracoli che gli attribuivano, continui, numerosi, straordinari.

Il popolo non ha scienza teologica della santità, ne ha una scienza positiva, perciò è un giudice autorevole perché sa quello che i teologi teoricamente sostengono, che contra factum non valet argumentum, come il cieco nato. Il popolo non fa inchieste, sa che prima uno non vedeva e poi in seguito ad una benedizione, ad una preghiera, vede o risana. Perciò la vox populi è vox Dei, quando proclama la santità dei suoi sacerdoti, perché ne conosce le virtù e ne glorifica le virtù perché ne apprezza la carità.

Molte sono le sue opere e di lui -come di ogni Santo- può dirsi quello che Giovanni dice di Gesù: che se si volessero raccontare tutte le opere non basterebbero tutte le carte di tutte le biblioteche per testimoniarle, perché l'azione dei Santi è continua e perenne nella azione stessa della Chiesa di cui essi fanno parte nella gloria dei cieli.

 


 Prodigi

 


| HOME  | VITA | OPERE | PREGHIERE | FIORETTI | PRODIGI | APOSTOLATO STAMPA |