Epistolario

 Estratti della corrispondenza di Padre Dolindo


Le sue grandi pene sono sempre una prova, non una colpa

A Padre Pedemonte
Generale degli Agostiniani Scalzi
Roma

Napoli, 31 ottobre 1934

(...) La sua accorata lettera mi conferma di più che Gesù le vuol bene, e che le sue grandi pene sono sempre una prova non una colpa. Ho pregato Gesù che le avesse riversate in me per liberarne V.R., ma è chiaro come la luce del giorno che quelle pene sono una prova e un mezzo di raffinamento spirituale. Dio permette a volte l'invasione quasi del male, sostiene la volontà con un filo, e la lascia sull'orlo dell'abisso, per non darle la percezione della grazia che ancora le conserva nel cuore.

E' un mirabile segreto dell'amore divino per coltivare l'umiltà nell'anima che ama, e per tenerla in basso concetto di se stessa. Satana senza dubbio entra in queste lotte, perché egli le muove; ma se l'anima invece di agitarsi si umilia, ed invece di turbarsi glorifica Dio nella stessa pena che le cagiona la miseria, satana fugge e l'occasione del male diventa occasione di bene.

Anche S. Paolo sentiva molestie nel suo corpo, e ne desiderava la liberazione, ma Dio gli rispose: Ti basti la mia grazia. Se le creature si emozionano miseramente nelle loro reciproche miserie, non potrebbe l'anima colpire proprio l'occasione dei turbamenti del corpo, per dire a Dio più fortemente: Ti amo? E se l'amore di Dio invade la vita, quando essa sente le emozioni involontarie della miseria, non possono queste diventare un atto di amore? - Ti amo, mio Dio, ti amo; te solo; sii benedetto! In queste esplosioni di amore la miseria è costretta a diventare un palpito di amore a Dio, e l'animo non può lasciarsi trascinare da essa, perché l'amore esclude la trasgressione della Legge di Dio.

Anche se la miseria dà l'involontario suo frutto, questo diventa nell'amore testimonianza della propria nullità, ed anche la confessione del proprio nulla è amore, amore di apprezzamento a Dio solo. Le creature mutano l'amore in miseria, perché cominciano con l'amore e finiscono col senso; noi possiamo mutare il senso in amore e la miseria in apprezzamento di Dio, amando Dio mentre freme il senso, quasi palpitasse in noi un cuore nuovo, un cuore che si dona a Dio nella constatazione del proprio nulla. Credo che questo sia il mezzo più bello per confondere satana e per utilizzare come concime di amore anche la miseria.

Certe piante non si concimano che con lo sterco, perdoni, ma così è. L'ortolano permette che vi sia l'orrido fetore nella terra perché vi spunti il soave profumo dei fiori. Certo lo sterco è miseria, è infezione, è orrore, è intrinsecamente guasto, non potrà mai non essere guasto; ma affondato nella terra si trasforma e diventa alimento di vita. Dio ci concima, caro Padre mio, e lo fa con le nostre stesse miserie. Non si curano le infezioni del sangue preparando il vaccino con gli stessi microbi che lo infettano? Quei microbi sono letali, ma iniettati dopo averli come cadaverizzati immunizzandoli, eccitano nel sangue non più la corruzione, ma la vita. Satana forma le culture dei microbi nei nostri sensi, noi con l'amore sterilizziamoli, ed iniettiamoli nella vita come amore.

Si consoli, padre caro, nelle sue pene, non diffidi, si lasci tutto dominare dal divino amore, e più sente in sé la debolezza, più si slanci in Dio solo.

Sac. Dolindo Ruotolo

 

Formate delle vostre pene giornaliere il fascetto di bucaneve per Gesù.

 Vai alle Opere